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D.L. 231
Responsabilità
Amministrativa
Con
l'introduzione del D.L.
231 l'Italia ha recepito la direttiva europea sulla
responsabilità amministrativa degli enti.
Inizialmente i reati
presupposto, che implicavano la responsabilità
amministrativa,
erano essenzialmente quelli contro la pubblica amministrazione
(corruzione, turbativa d'asta ect.).
In seguito tra i reati presupposto sono stati inseriti i reati
societari, il riciclaggio, la falsificazione di monete e banconote, la
riduzione in schiavitù ed alcuni reati commessi con lesioni
sulle donne.
Con le ultime estensioni il campo
di applicazione di questa legge si è esteso anche alla
sicurezza
sul lavoro.
In concreto questa legge attribuisce agli enti (di
qualsiasi tipo ad esempio le società commerciali, le
cooperative, le associazioni) la responsabilità di
tutti i
reati penali summenzionati che finora ricadevano solamente in capo a
singoli
individui.
La legge per essere efficace è stata dotata di ampi
poteri nei confronti degli enti, potendoli colpire patrimonialmente con
sanzioni pecuniarie salatissime e con sanzioni amministrative
ugualmente pericolose come il ritiro delle licenze o della
possibilità di avere rapporti con la pubblica
amministrazione.
Per evitare queste sanzioni che vengono ormai applicate abitualmente
dai tribunali. la legge prevede un perscorso volontario di adeguamento
dei sistemi di gestione che, se messi in atto, applicati e mantenuti
aggiornati, agiscono da
"esimente" per le sanzioni.
In pratica l'Istituto si pone come consulente di quegli enti che
intendessero dotarsi dei Sistemi di Gestione, Codice Etico e Organismo
di Vigilanza che rappresentano il complesso di
procedure, deleghe, documenti e organismi per mettere gli enti
medesimi in sicurezza sulla loro Responsabilità
Amministrativa ai sensi del D.L. 231.
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